Presentazione delle ricerche
Lunedì 21 ottobre 2024, Ore 11.00 – Aula 13
XXXVII ciclo
XXXVIII ciclo
Curriculum Archeologia e sistemi territoriali
Alessandro CAMPEDELLI
Le mura di Paestum nella storia della cultura tra documentazione digitale, conoscenza, ricerca e valorizzazione.
Tutor Fausto Longo
11.20 Chiara D’AMICO
La ceramica d’impasto fine di età orientalizzante a Pontecagnano: classificazione, cronologia, produzioni, distribuzioni e usi in ambito funerario,
Tutor Carmine Pellegrino
11.40 Laura DE GIROLAMO
Paesaggi rurali e assetti agrari dell’Irpinia antica: conoscenza, Sostenibilità e valorizzazione.
Tutor Alfonso Santoriello
Ciclo XXXVII
Curriculum Archeologia e sistemi territoriali
12.00 – Lorenzo RADAELLI
Paesaggi costieri della daunia tra gli inizi dell’età del ferro e l’età imperiale
Tutor Alfonso Santoriello, cotutor Roberto Foffredo
Presentazione delle ricerche
Lunedì 21 ottobre 2024, Ore 14.00 – Aula 13
XXXVII ciclo
XXXVIII ciclo
Curriculum Archeologia e sistemi territoriali
Francesca CUOMO
(borsa di dottorato comunale in collaborazione con il Comune di Padula)
Rendere visibile l’invisibile. Percorsi di archeologia nel Vallo di Diano.
Tutor Antonia Serritella, cotutor Elena Maria Ivana Vilardi (Università Cattolica di Milano), Michele Scafuro (Unisa)
14.20 Lorenzo ARBEZZANO
Abellinum: aree funerarie e materiale lapideo per monumenta
Tutor Mauro Menichetti
Ciclo XXXVII
Curriculum Archeologia e sistemi territoriali
14.40 – Christian SIANI
Per una definizione del santuario meridionale di Poseidonia: cronologie, destinazione d’uso e pratiche cultuali del versante N/E
Tutor Antonia Serritella
15.00 Francesco NITTI
“Pithekoussai, la necropoli: produzioni e crono-tipologia della ceramica (750-600 a.C.)”
Tutor Luca Cerchiai cotutor Teresa Elena Cinquantaquattro
Presentazione delle ricerche
Martedì 22 ottobre 2024, Ore 10.00 – Aula 13
XXXVII ciclo
XXXVIII ciclo
Curriculum Storia dell’arte, Estetica e Linguaggi Dell’immagine
Micaela Luján CAPONE
Domenico Venuti agente d’arte a servizio della corona borbonica: un protagonista della storia del collezionismo e del mercato artistico tra Napoli e Roma tra il XVIII e il XIX secolo.
Tutor Loredana Lorizzo
10.20 Anna D’AMBROSIO
Collezionismo d’arte a Napoli (1647-1799).
Tutor Adriano Amendola
10.40 Marianna CRABA
Pietro Manzi (1785-1839): profilo di un erudito e collezionista nella Civitavecchia gentilizia tra Settecento e Ottocento.
Tutor Adriano Amendola, cotutor Antonella Trotta
11.00 Chen SHAOYIXUAN
Wang Shuping e l’arte femminista nella Cina contemporanea
Tutor Stefania Zuliani, cotutor Antonello Tolve
XXXVIII ciclo
11.20 Stefano SPINELLI, Intorno alla reggia di Caserta: luoghi di cultura nella Campania vanvitelliana tra sette e ottocento.
Tutor Adriano Amendola
11.40 Sabrina Raphaela BUEBL
L’eredità storico-artistica di Max Dvořák sulle tracce dei suoi studi giovanili sull’evoluzione sull’arte moderna.
Tutor Adriano Amendola
12.00 Wang NANHAO
Chinese Dream. Il dibattito critico sull’arte italiana in Cina tra la fine del Novecento e il primo ventennio del XXI secolo.
Tutor Stefania Zuliani
12.20 Donato CAPPETTA
L’archivio fotografico tra materialità e virtualità: strategie innovative di conservazione e di valorizzazione dei materiali fotografici.
Tutor Maria Passaro
Presentazione delle ricerche
Martedì 22 ottobre 2024, Ore 14.00 – Aula 13
XXXVIII ciclo
Curriculum Storia dell’arte, Estetica e Linguaggi Dell’immagine
Carolina PALUMBO
“Istituzioni Ornamentali sull’Antico e sul Vero”. Archeologia e ispirazione artistica nell’opera di G. Damiani Almeyda e V. Loria
Tutor Donato Salvatore
14.20 Annalaura FERRARA
L’immagine e i suoi fantasmi. Didì-Huberman e le immagini nella storia.
Tutor Francesco Vitale
14.40 Irene PANARESE
«Libertà è partecipazione». Modelli di gestione del patrimonio storico artistico per lo sviluppo dei territori e delle comunità in Italia e in Europa.
Tutor Antonella Trotta, cotutor Teresa Amodio
15.00 Wang HUI
Videoarte cinese: teoria, pratica e manifesto culturale (1996-2021)
Tutor Francesco Vitale
Presentazione delle ricerche
Mercoledì 23 ottobre 2024, Ore 10.00 – Aula 13
Ciclo XXXIX
Curriculum Storia dell’arte, Estetica e Linguaggi Dell’immagine
Rita VENTRE
Modelli innovativi per la valorizzazione e la fruizione inclusiva delle collezioni universitarie. Per un Sistema Museale di Ateneo dell’Università degli studi di Salerno (Borsa PNRR Patrimonio Culturale). Tutor Maria Passaro, co-tutor Antonella Trotta
10.20 Gina VENNERI
Il ruolo dell’arte pubblica nei siti cimiteriali italiani: risignificare i “lastscapes” come luoghi del contemporaneo. Tutor Antonella Trotta
10.40 Annachiara GUERRA
Comunicazione educativa per la valorizzazione dei beni culturali e del patrimonio storico-artistico: progettazione di un laboratorio didattico attraverso il videogioco. Tutor Francesco Colace, co-tutor Antonella Trotta
11.00 Antonella SEDAN
La Storia dell’arte a scuola nel XXI secolo. Metodologie, tecniche, strumenti e buone pratiche in Italia e in Europa. Tutor Antonella Trotta
11.20 Salvatore PORCELLUZZI
L’atelier di Ugo Marano a Capriglia di Pellezzano. Tutela e valorizzazione di un’officina creativa. (Borsa PNRR Pubblica Amministrazione). Tutor Stefania Zuliani
11.40 Olimpia DI DOMENICO
Ricerche e scambi postali: il network di mail art di Betty Danon negli archivi del MART (Borsa PNRR Patrimonio Culturale). Tutor Stefania Zuliani, co-tutor Duccio Dogheria, Archivi storici del MART
12.00 Ding SHAOHUA
L’arte pubblica in Cina tra città e area rurale. 1949-2023 (Borsa di studio Beijing Technology Training riservata a studenti di nazionalità cinese della società Beijing Technology Training). Tutor Stefania Zuliani
12.20 Biagio RUSSO
Leonardo Sinisgalli, un poeta tra artisti, illustratori e designer nella comunicazione pubblicitaria del Novecento. Tutor Stefania Zuliani, co-tutor Francesco Vitelli (Uniba)
Presentazione delle ricerche
Mercoledì 23 ottobre 2024, Ore 14.00 – Aula 13
Ciclo XXXIX
Curriculum Musicologia e Scienze dello Spettacolo
Davide SIEPE
Il Centro Teatrale Santa Cristina. L’alta formazione per l’attore, fra eredità pedagogica e nuove prospettive. (Borsa PNRR Patrimonio Culturale). Tutor: Aurora Egidio
14.20 Giovanni MASI
Mario Castelnuovo Tedesco e Angelo Gilardino. Rapporti biografici e contributi alla composizione, alla performance, alla ricerca musicologica e filologico-musicale del repertorio chitarristico classico. Tutor Massimiliano Locanto co-tutor Lucio Matarazzo
***
16.30 Collegio docenti
Presentazione delle ricerche
Giovedì 24 ottobre 2024, Ore 10.00 – Aula 13
XXXIX ciclo
Curriculum Archeologia e sistemi territoriali
Olena VYNARCHUK
La valorizzazione del patrimonio numismatico da Elea-Velia e dal suo territorio: ricerca e conoscenza per la tutela e per la fruizione pubblica. (Borsa PNRR Patrimonio Culturale). Tutor Renata Cantilena, Co-Tutor Federico Carbone
10.20 Eliana FERRAIOLI
I sistemi di bollatura per laterizi in Magna Grecia e Sicilia: per la realizzazione di un archivio digitale open source. (Borsa PNRR Pubblica Amministrazione). Tutor Luigi Vecchio
10.40 Giovanni DE BENEDICTIS
L’Arco di Traiano a Benevento. Ricerca e conoscenza per una valorizzazione dell’Arco nel quadro della candidatura Unesco della Via Appia Antica. (Borsa PNRR generico). Tutor Mauro Menichetti
11.00 Anna FAVERO
Iconografia e pittura pompeiana. Ricerca e conoscenza per un contributo innovativo alla valorizzazione del patrimonio di immagini e miti. (Borsa PNRR Patrimonio Culturale). Tutor Mauro Menichetti, Co-Tutor Monica Salvadori (Università Di Padova)
11.20 Elettra CIVALE
Da Posides a Nuceria Alfaterna attraverso intra montes. Topografia e viabilità in Costa d’Amalfi. Tutor Mauro Menichetti
11.40 Davide GIUBILEO
Artigianato, tradizione e società. Le produzioni locali come nuovo osservatorio sulla vita di Akragas in età arcaica e classica. Tutor Michele Scafuro
12.00 Federica GALETTA
La ceramica italo-geometrica: produzioni, consumi e interazioni nella mesogaia campana in età Orientalizzante. Tutor Carmine Pellegrino, co-tutor Michele Scafuro
Eventi passati
L’universalità delle rovine, da Oriente a Occidente
Giovedì 20 giugno 2024, ore 15:00 – Aula dei consigli DISPAC – Piattaforma Teams
Alain Schnapp, professore emerito dell’Università di Parigi I (Panthéon-Sorbonne)
Saluti istituzionali:
Luca Cerchiai, Direttore DISPAC
Valérie Huet (Direttrice del Centre J. Bérard – Napoli)
Stefania Zuliani, Coordinatrice del Dottorato MeM
Fausto Longo, Direttore Scuola di Specializzazione Orsa
Introducono
Luca Cerchiai
Valérie Huet (Direttrice del Centre J. Bérard – Napoli)
1 CFU
Alain Schnapp è archeologo e storico. Professore emerito all’Université Paris I (Panthéon- Sorbonne), ha fondato nel 2001 l’Institut National d’Histoire de l’Art (Inha).
La sua formazione scientifica e intellettuale è stata segnata dai rapporti con il gruppo di antichisti attivi attorno alla figura di Jean-Pierre Vernant.
Alain Schnapp ha dedicato i suoi studi all’iconografia greca, alla teoria e alla storia dell’archeologia, alla ricerca archeologica finalizzata alla ricostruzione storica dei territori e, in quest’ultima prospettiva, ha svolto importanti scavi in Italia meridionale in relazione ai diversi aspetti della colonizzazione greca e ai relativi rapporti con il mondo indigeno: Metaponto, Eboli, Moio della Civitella, Laos.
I suoi rapporti con l’Italia sono sempre stati e continuano ad essere molto intensi, a partire dalle ricerche e prospettive politico-culturali condivise con colleghe e colleghi dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale e dell’Università di Salerno.
Il volume che viene presentato – dedicato a Jean-Pierre Vernant (1914-2007) – è la traduzione italiana di una monumentale “Storia universale delle rovine” dal mondo antico all’età dell’Illuminismo e da Oriente a Occidente. Si tratta di una visione del tutto originale attraverso cui Alain Schnapp indaga e ricostruisce aspetti importanti e inediti delle “strategie della memoria collettiva”.
Sistemi territoriali e monumenti funebri in Irpinia e nel Sannio
Martedì 28 maggio 2024 ore 14.40 – Aula dei Consigli DISPAC (I piano, edificio B)
Ne discutono Simone Foresta – Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Benevento e Caserta
Lorenzo Arbezzano e Laura De Girolamo (dottorandi del XXXVIII ciclo)
Coordinano Mauro Menichetti e Alfonso Santoriello
1 CFU
Gli interventi di tutela archeologica condotti a Benevento negli ultimi anni, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza, hanno permesso di recuperare significativi dati sulle fasi e le dinamiche d’occupazione della principale città sannita e del territorio limitrofo.
Durante le recenti indagini archeologiche, inoltre, nuovi dati sono emersi in riferimento al tracciato della via Appia dall’età romana fino a quella medievale in due settori ai margini del centro di età romana: l’ampia zona gravitante attorno a Ponte Leproso, punto in cui la regina viarum entrava in città, e l’area nelle immediate vicinanze della statio di Nuceriola, nel Comune di San Nicola Manfredi.
La relazione vuole offrire, attraverso la lettura di dati archeologici tipologicamente differenti, spunti di riflessioni per considerare e ricostruire il rapporto tra città, vie di comunicazione e monumenti pubblici e privati.
Simone Foresta: laureato in Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’Università Federico II di Napoli, dopo un periodo di studio a Berlino, si è specializzato in Archeologia Classica presso l’Università degli Studi di Salerno; dopo aver conseguito a Napoli il Dottorato di Ricerca in archeologia romana, si è perfezionato presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene. Docente a contratto di archeologia classica all’Università “Federico II” di Napoli e Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale, dal 2017 è funzionario archeologo del Ministero della Cultura. Ha partecipato alla realizzazione di mostre sul rapporto tra passato e mondo contemporaneo e ha preso parte a numerosi scavi archeologici in Italia e in Grecia; esperto di archeologia greca e romana, di iconografia, di policromia, di fortuna dell’antico e di museografia, su questi temi ha pubblicato vari contributi in riviste nazionali ed internazionali.
Contesti territoriali e produzioni ceramiche
Martedì 28 maggio 2024 ore 15.40 – Aula dei Consigli DISPAC (I piano, edificio B)
Ne discutono Maria Luisa Tardugno – Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli)
Francesca Cuomo e Chiara D’Amico (dottorande del XXXVIII ciclo)
Coordinano Antonia Serritella e Carmine Pellegrino
1 CFU
L’intervento nella prima parte sarà incentrato sull’importanza della realizzazione di una carta archeologica, implementabile e open access, quale mezzo di primaria importanza per la conoscenza del potenziale archeologico un sito antico e del suo territorio, anche al fine progetti di valorizzazione e fruizione. Al tempo stesso sarà discusso il contesto territoriale di Padula e del Vallo di Diano.
Successivamente, l’intervento si concentrerà sugli approcci metodologici legati allo studio di una classe ceramica, con particolare riferimento a quella di impasto, attraverso una analisi morfo-tipologica e tecnologica.
Maria Luisa Tardugno ha studiato presso l’Università di Napoli Federico II, dove ha conseguito la laurea in Lettere Classiche, la Scuola di Specializzazione in Archeologia e il Dottorato di ricerca in Scienze Archeologiche e Storico-artistiche.
Presso la stessa università dal 2011 è Cultore della materia in Archeologia Classica/Archeologia della Produzione (L-ANT-07) e, dal 2012 al 2017 è stata Assegnista di ricerca, concentrando la sua attività in numerosi siti dell’Italia meridionale.
Dal 2017 è Funzionario Archeologo del Ministero della Cultura per il territorio di Pozzuoli, Quarto, Ischia e Procida e Responsabile del settore Educazione e Ricerca presso la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli.
Svolge le sue ricerche principalmente nell’ambito dell’archeologia funeraria, dell’archeologia classica e della metodologia della ricerca archeologica.
La sua attività si concentra soprattutto nell’area flegrea, dove coordina diversi progetti di ricerca con università italiane e straniere. Dal 2018 è responsabile dei cantieri di scavo presso la rocca del Rione Terra di Pozzuoli e di numerosi progetti legati all’archeologia preventiva relativi a grandi lavori pubblici. Si occupa, inoltre, dello studio di contesti funerari indigeni di età arcaica in Basilicata e Campania. Dal 2023 è docente a contratto di Metodologia della ricerca archeologica presso la Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università Federico II. È autrice di libri e articoli su riviste scientifiche.
La ricerca d’archivio: una sfida di ermeneutica storiografica
Mercoledì 29 maggio 2024, ore 11:00 – Aula 13
Ne discutono con Antonino Tranchina (Università di Bologna)
Stefano Spinelli, Carolina Palumbo, Irene Panarese, Donato Cappetta, Sabrina Raphaela Buebl -dottorandi XXXVIII ciclo
Coordinano Adriano Amendola, Maria Passaro, Donato Salvatore, Antonella Trotta
1 CFU
Gli archivi fotografici delle fondazioni e istituti di ricerca storico-artistica sono spesso costituiti, in parte più o meno ampia, dal lascito di collezioni personali, appartenute a studiosi associati oppure confluite come eredità post mortem, secondo percorsi di varia natura. Il discrimine tra i singoli casi consiste, fra l’altro, nelle modalità di incameramento e classificazione di tali insiemi, cioè nell’attinenza o meno agli obiettivi delle ricerche promosse dall’ente di riferimento.
Il lascito di taluni studiosi del Süditalienreferat della Bibliotheca Hertziana, in particolare il Nachlaß di Heinrich Mathias Schwarz (1911-1957) presso la Fototeca del medesimo istituto, rientra nella categoria dell’organicità alle linee di studio che fra gli anni ’30 e ’70 caratterizzarono gli istituti germanici con sede a Roma, pur rimanendo riconoscibile come entità a sé stante. Al contrario, le foto di Guglielmo Matthiae (1909-1977), acquisite da Federico Zeri (1921-1998) e confluite nella fototeca dell’omonima Fondazione, presso l’Università di Bologna, sono state redistribuite da quest’ultimo in accordo ai suoi interessi personali, per poi soffrire l’applicazione di principi archivisti estranei alla natura dei reperti.
Il seminario proporrà il confronto tra questi due casi, con un focus sul progetto di ricerca che interessa il “fondo Matthiae”, dati i suoi originali risvolti nel campo della bizantinistica italiana del Novecento. La scarsa attenzione storiografica all’avventura storico-artistica di questo protagonista delle istituzioni di tutela nei decenni centrali del secolo scorso ha offerto, a partire una siffatta tabula rasa, l’opportunità di disegnare i percorsi interpretativi della sua eredità, incrociando la complessa cartografia della medievistica e degli studi bizantini in Italia, prima e dopo la Seconda Guerra mondiale.
Antonino Tranchina collabora con il Dipartimento delle Arti – Fondazione Federico Zeri dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, nell’ambito di un assegno di ricerca su “Il nucleo ‘Guglielmo Matthiae’ presso la Fototeca Zeri. Fonti iconografiche per lo studio della diffusione dell’arte bizantina in Occidente”. È stato ricercatore postdoc alla Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la Storia dell’arte in Roma, dove ha lavorato in seguito come Assistente scientifico della Direzione. Di recente edizione è la sua monografia (Monaci sullo Stretto. Architettura e grecità medievale tra Calabria e Sicilia, Cinisello Balsamo 2023) sull’edilizia religiosa del monachesimo di tradizione bizantina nel Val Demone e la decorazione dei suoi spazi di culto. Ha pubblicato articoli sul monachesimo altomedievale e particolarmente sulle arti nel Sud Italia grecofono, sulla decorazione libraria e sulle sorti storiche e storiografiche dell’eredità bizantina nell’Occidente di età moderna e contemporanea.
Emilio Vavarella, Amazon’s Cabinet of Curiosities, 2019-ongoing. Installation with Amazon Alexa and various commercial products, environmental dimensions and sound. Courtesy: the artist.
Transiti. Spazi di confronto tra teorie critiche, new media e pratiche espositive
Mercoledì 29 maggio 2024, ore 14:00 – Aula 13
Ne discutono con Elisabetta Modena (Università di Pavia)
Annalaura Ferrara, Chen Shaoyixuan,Nanhao Wang , Hui Wang dottorandi XXXVIII ciclo
Coordinano Francesco Vitale, Stefania Zuliani
1 CFU
Incroci, confini e luoghi di transito sono spazi fertili sia per la pratica artistica, sia per la ricerca scientifica. In quelle condizioni di passaggio e attraversamento possono maturare nuovi approcci che mettono in discussione traiettorie consolidate o che, al contrario, si rivelano utili per cucire insieme ambiti apparentemente lontani uno dall’altro. Partendo da un percorso di ricerca personale che si è confrontato con discipline e temi di studio diversi, il seminario propone l’approfondimento di un contesto emblematico in questo senso come quello della mostra (e della messa in mostra), soffermandosi in particolare sulle più recenti teorie del display.
Elisabetta Modena è ricercatrice in Storia dell’arte contemporanea all’Università di Pavia e membro associato del progetto ERC “AN-ICON” dell’Università Statale di Milano. I suoi interessi si collocano ai confini tra arti visive, storia e teoria del display, cultura digitale e videoludica. È stata assegnista post-doc presso il Dipartimento di Filosofia “Piero Martinetti” dell’Università degli Studi di Milano, borsista presso CSAC (Centro Studi e Archivio della Comunicazione) dell’Università di Parma e docente a contratto presso l’Accademia di Belle Arti di Brescia SantaGiulia, l’Università di Milano e l’Università di Bologna. Ha curato mostre in Italia e all’estero, residenze artistiche e workshop, come il recente progetto Esperienza e display (2023-in corso), organizzato con Giovanna Amadasi e Andrea Pinotti presso Pirelli HangarBicocca. Insieme a Marco Scotti, è fondatrice di MoRE. Museum of refused and unrealised art projects (www.moremuseum.org), un museo e archivio digitale dedicato a progetti di arte contemporanea non realizzati. È autrice dei volumi: La Triennale in mostra. Allestire ed esporre tra studio e spettacolo (1947-1954) (Scripta Edizioni, Verona, 2015), Nelle storie. Arte, cinema e media immersivi (Carocci, Roma 2022), Immersioni. La realtà virtuale nelle mani degli artisti (Johan & Levi, Milano 2023).
Seminario inter-dottorale
Michel Faucault e il discorso del filosofo
Mercoledì 17 aprile 2024, ore 12,30/14,30 – Aula Imbucci
Stefano Catucci – Università La Sapienza
Introduce Massimo de Carolis
1 CFU
Stabiae. Nuovi scavi a Villa San Marco
Lunedì 22 aprile – ore 10.00 – Sala Conferenze DISPAC / piattaforma Teams
Carlo Rescigno – Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Scuola Superiore Meridionale
Discussant Antonia Serritella
1 CFU
Il grande complesso architettonico della villa San Marco, sul pianoro di Varano, insiste nel cuore della antica Stabiae. Scavata in epoca borbonica, interrata, fu nuovamente portata in luce da Libero D’Orsi per essere poi danneggiata dal terremoto degli anni Ottanta del secolo scorso. Dal 2020, con un accordo tra Università e Parco Archeologico di Pompei, sono ripresi gli scavi su settori ancora non indagati del complesso, articolazioni che completano la forma della villa e la inseriscono nello spazio che già fu del vecchio insediamento urbano. Lo scavo, che si è accompagnato al riesame della documentazione pittorica e monumentale già nota, si è soffermato sul grande portico superiore, portandone in luce l’angolo SO che ha restituito una parte significativa della ricca decorazione pittorica e del suo repertorio di immagini.
Carlo Rescigno è professore ordinario di Archeologia Classica presso l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”; è coordinatore del dottorato di Archeologia e Culture del Mediterraneo Antico della Scuola Superiore Meridionale; è membro del Dottorato di Storia e trasmissione del patrimonio culturale ed è docente della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici.
È stato Fellow presso il Netherlands Institute for Advanced Studies in Humanities and Social Science (NIAS-Olanda); ha tenuto lezioni di archeologia presso l’Università degli Studi di Amsterdam e la Scuola Archeologica Italiana di Atene, e numerosi cicli di seminari e lezioni presso istituti scientifici. È membro del comitato scientifico di diverse riviste.
Nel 2017 gli è stato conferito il premio Satyrion per la Magna Grecia. È Socio Corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico; è Accademico dei Lincei (socio corrispondente); socio ordinario dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte; dell’Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia (Taranto).
Dal 2022 è membro del Comitato Tecnico Scientifico per l’Archeologia su nomina del Ministro della Cultura; della fondazione CIVES-Museo Archeologico Virtuale (MAV, Ercolano).
Ha preso parte e diretto numerosi progetti di ricerche (Cuma, Crotone, Conza della Campania, Benevento, Valle del Sinni; Metaponto; Sibari; Taranto; Stabiae) ed edizioni di materiali archeologici. È autore di numerose monografie e articoli, ed è stato curatore di atti di convegni.
2024 -1924 La rivoluzione surrealista, encore. Nuovi sguardi su un secolo di Surrealismo
“C’è qualcosa che non va”. Nadja icària
Venerdì 12 aprile 2024, ore 11,30 – Sala Conferenze DISPAC
Andrea Cortellessa – Università Roma Tre
Discussant Stefania Zuliani
1 CFU
All’ultima pagina di *Nadja*, prima della celebre clausola programmatica «la bellezza sarà convulsa o non sarà», André Breton si rivolge alla donna che intitola il suo libro, il «principio di sovversione» che lo ha stregato, con queste parole: «Un giornale del mattino basterà sempre a darmi notizie di te». Alludendo a un incidente aereo da lui, però, imprecisato. Riportata è invece l’ultima frase proveniente dall’apparecchio precipitato, «C’è qualcosa che non va». L’identificazione di questo *fait divers*, dalla cronaca del 1927, getta una luce diversa sul significato del combattimento amoroso messo in scena da questo testo, in tutti i sensi, inaugurale.
Andrea Cortellessa è critico e saggista. Insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università di Roma Tre; nel 2018 ha tenuto la «cattedra De Sanctis» al Politecnico di Zurigo. Ha pubblicato saggi, curato testi e mostre, realizzato trasmissioni radiofoniche e televisive, spettacoli teatrali e musicali. Collabora ad «Alias», «Il Sole 24 ore», «Tuttolibri», «doppiozero», «Le parole e le cose2». Ha fondato con Federico Ferrari e Riccardo Venturi il blog collettivo Antinomie. Di recente ha curato gli scritti sull’arte di Giorgio Manganelli (Emigrazioni oniriche. Scritti sulle arti Adelphi 2023) e il volume Arbasino A-Z (2023).
Convegno
Oltre la Reggia. Luigi Vanvitelli e le arti tra Sette e Ottocento
a cura di Giuseppina Merola, Stefano Spinelli
Venerdì 5 aprile 2024 h 09.30, Sala Conferenze DISPAC
Introducono Luca Cerchiai, Direttore del Dipartimento DISPAC, Tiziana Maffei, Direttore della Reggia di Caserta e Stefania Zuliani, Coordinatrice del Dottorato MeM
Le sessioni saranno moderate da Adriano Amendola, Donato Salvatore e Loredana Lorizzo
1 CFU
In occasione del compleanno di re Carlo di Borbone, il 20 gennaio 1752, iniziarono i lavori di costruzione della Reggia di Caserta. La cerimoniale posa della prima pietra rappresentò l’esordio di Luigi Vanvitelli nel Regno di Napoli, artista capace di interpretare con i suoi disegni il sogno del re di voler ostentare in Europa il prestigio di una grande monarchia. Il convegno presenterà la poliedrica figura di Vanvitelli quale attore e regista delle arti. Dal disegno, da lui inteso come primario mezzo espressivo, all’architettura, alla pittura o, ancora, al moderno gusto decorativo. A distanza di 250 anni dalla morte del regio architetto è importante tornare a riflettere sul portato di uno degli artisti più iconici del Settecento, considerando la fitta rete di relazioni che stabilì con i suoi contemporanei.
2024 -1924 La rivoluzione surrealista, encore. Nuovi sguardi su un secolo di Surrealismo
“Echi del Surrealismo” nell’arte del dopoguerra a Napoli.
Lunedì 25 marzo 2024 – Sala Conferenze DISPAC ore 15
Maria De Vivo (Università Orientale, Napoli)
Discussant Stefania Zuliani
1 CFU
L’onda lunga del surrealismo, in verità tracce della sua eredità e del suo superamento, tocca negli anni Cinquanta anche la città di Napoli, una cornice semantica ritenuta incline, di per sé, agli scambi magnetici tra alto e basso, primitivo e colto.
Tenendo conto di un impianto storiografico consolidato ma attingendo, al contempo, a fonti più larghe nella lettura dei fenomeni (Villa e De Martino, ad esempio), il seminario si interroga sulla natura di alcune esperienze – dentro e fuori il Gruppo 58, dentro e fuori il gruppo di Continuum – per le quali il rifiuto dell’arte come purezza incontaminata e assoluta è diventato linguaggio e azione e lo sprofondamento negli umori della città è stato strumento di rivolta ironico e grottesco.
Si vuole sostenere che esiste una connivenza tra l’universo surrealista e le esperienze di artisti erranti nel rimosso della vita quotidiana e nella «memoria antropologica di una Napoli popolare e plebea» pur in assenza di una diretta discendenza da esso.
Maria De Vivo insegna Storia dell’arte contemporanea presso l’Università degli studi di Napoli “L’Orientale”.
I suoi interessi di ricerca vertono principalmente sullo studio dell’arte a partire dal secondo Novecento e sulle relazioni tra arte e critica. Uno specifico campo d’indagine è dedicato al sistema e agli artisti operanti a Napoli. In tal senso si ricordano la monografia sull’attività espositiva della Libreria-Galleria Guida di Napoli (Guida 2008), i saggi dedicati a Carlo Alfano (2014, 2017), Giuseppe Desiato (2019, 2021), Gian Maria Tosatti (2015). Tra le pubblicazioni più recenti si segnala il saggio Azioni e performance nella “città-teatro”. Napoli 1965-1980 in L. Conte, F. Gallo, Costellazioni della performance in Italia 1965-1982, Silvana Editoriale, Milano 2024
2024 -1924 La rivoluzione surrealista, encore. Nuovi sguardi su un secolo di Surrealismo
Il desiderio preso per la coda: dal testo di Picasso ai linguaggi visivi di Falso Movimento.
Martedì 26 marzo 2024 – Sala Conferenze DISPAC ore 10
Annamaria Sapienza ( Università di Salerno)
Intervengono Angelo Curti e Lino Fiorito
1 CFU
Il desiderio preso per la coda è un testo teatrale scritto da Pablo Picasso nel 1941 che costituisce un particolare momento della vita dell’artista catalano, ovvero, un esempio che si presenta al contempo come opera prima e come testamento poetico. Nel 1985 Falso Movimento, formazione napoletana di teatro sperimentale diretta da Mario Martone, ne realizza una singolare versione che umanizza il testo picassiano in un autentico “personaggio” da inserire in un dramma originale e del tutto indipendente dalla fonte. La tensione continua alla ricerca spinge Falso Movimento verso una traiettoria scenica dai confini indefiniti che accoglie la tensione surrealista declinandola nel lavoro di scrittura scenica condotto sul paesaggio metropolitano e il mediateatro in un particolare momento del teatro italiano. L’elemento del racconto si spinge oltre le possibilità concesse dalla parola e si proietta nella sfera del visivo, confermando il Surrealismo come eredità artistica al di là del momento storico.
Immagine: particolare di un disegno di Lino Fiorito
Temporalità delle immagini: rileggere Warburg a Firenze. Note su una mostra agli Uffizi, 19 settembre-10 dicembre 2023″
Martedì 26 marzo 2024 – Piattaforma Teams, ore 15
Giovanna Targia – Università di Zurigo
Discussant Francesca Dell’Acqua
1 CFU
Nell’autunno 2023 le Gallerie degli Uffizi hanno ospitato una mostra per molti aspetti inconsueta dal titolo Camere con vista. Aby Warburg, Firenze e il laboratorio delle immagini, che invitava a ripensare criticamente l’opera di Warburg accostando opere delle collezioni fiorentine, materiali provenienti dall’Archivio dell’Istituto Warburg e lavori di artisti contemporanei. Perno degli accostamenti erano le ricostruzioni di quattordici tavole dell’Atlante delle immagini Mnemosyne, l’opera più iconica e singolare (ma anche la più sfuggente) di Warburg. Costruito come una cartografia della memoria culturale nelle regioni del Mediterraneo (con un’ampia sezione dedicata al Quattrocento fiorentino), l’incompiuto Atlante Mnemosyne non cessa di dividere le opinioni degli studiosi, ma continua a stimolare riflessioni profondamente attuali sul carattere mediale e sulla temporalità delle immagini, sedimentate nella memoria, censurate o riusate anche a distanza di secoli.
Nel seminario si illustrerà il percorso della mostra evidenziando i nessi tra ricostruzioni d’archivio e pratiche artistiche contemporanee sullo sfondo della storia della ricezione di Warburg, emblematica delle alterne fasi del dibattito sui metodi per lo studio critico delle immagini.
Giovanna Targia è ricercatrice presso l’Università di Zurigo e postdoctoral fellow del Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut. Ha studiato Filosofia all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il dottorato di ricerca in Discipline storico-artistiche nel 2009. Ha ottenuto borse di studio dalla Bibliotheca Hertziana – Max-Planck-Institut für Kunstgeschichte, dal DAAD (Ladislao Mittner Preis für Kunstgeschichte) e dalla Alexander von Humboldt Foundation. Le sue ricerche riguardano l’estetica e la storiografia artistica tra Otto e Novecento, con particolare attenzione per la dimensione linguistico-letteraria della scrittura storico-artistica, per la teoria e la pratica della traduzione. Nel 2021 ha curato per Schwabe l’edizione critica commentata dello scritto di Heinrich Wölfflin Prolegomena zu einer Psychologie der Architektur. Nel 2023 ha fatto parte del team curatoriale della mostra Camere con vista. Aby Warburg, Firenze e il laboratorio delle immagini allestita presso le Gallerie degli Uffizi.
Suoni ambienti linguaggi
Mercoledì 27 marzo 2024 – Aula 13 DISPAC, ore 10
Sergio Bonanzinga (Università di Palermo)
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I tre termini che compongono il titolo di questo seminario rinviano a una stratificazione di questioni reciprocamente implicate. Attraverso il linguaggio si costruisce la conoscenza del Mondo e delle sue forme. Ma il linguaggio è già suono formalizzato destinato a esprimere il pensiero creando legami: fra individui, certo, ma anche fra una comunità e l’ambiente che la circonda. Le indagini antropologiche ed etnomusicologiche hanno dimostrato che diverse “fonosfere” influiscono in termini decisivi sul modo in cui i gruppi umani selezionano le proprie modalità di espressione acustica, piegando il continuum sonoro a esigenze funzionali molto diversificate: dal rito al lavoro, dalla gestione della quotidianità all’intrattenimento. Cercherò di porre in evidenza questi aspetti ricorrendo ad alcuni esempi riferiti a società di interesse etnologico osservate in diverse aree del Pianeta, nel tentativo di delineare un quadro di significative corrispondenze strutturali.
Sergio Bonanzinga (Messina 1958), Phd, è professore ordinario nell’Università di Palermo, dove insegna Etnomusicologia e Antropologia della musica. Si è occupato dei valori funzionali e simbolici che caratterizzano le pratiche espressive di tradizione orale (musica, danza, narrazione, teatro) in contesti sia di interesse storico (Inghilterra, Sicilia) sia contemporanei (Sicilia, Tunisia, Grecia). Ha scritto libri e saggi su questi e altri temi, curando svariate antologie discografiche e filmati. Ha fondato e dirige la collana “Suoni&Culture” (Edizioni Museo Pasqualino, Palermo). Ha fondato e dirige, insieme ai colleghi Giorgio Adamo (Università di Roma Tor Vergata) e Nico Staiti (Università di Bologna), il periodico annuale Etnografie Sonore / Sound Ethnographies (Anvur classe A). È socio fondatore e segretario del Centro Studi Alan Lomax (Palermo).
Metafore e riferimenti “acquatici” nella lingua musicale: teoria, prassi, estetica
Mercoledì 27 marzo 2024 – Aula 13 DISPAC, ore 15
Luca Aversano
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L’intervento si concentra sull’utilizzo, negli scritti musicali dal Cinquecento alla prima metà del Novecento, di riferimenti all’acqua in tutte le sue forme, statiche e in movimento. Il tema sarà affrontato secondo tre ambiti tematici diversi, ma accomunati dalla presenza di una variopinta fenomenologia delle metafore e degli usi linguistici. In particolare, si analizzeranno i contesti di ambito teorico, la terminologia tecnica, gli immaginari estetici. Dal punto di vista metodologico, la ricerca è stata realizzata attraverso la banca dati “Lesmu – Lessico della letteratura musicale italiana 1490-1950”.
Luca Aversano ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università di Colonia ed è professore ordinario di Musicologia e Storia della musica nel Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre, dove è anche presidente della Fondazione Roma Tre Teatro Palladium. Si è occupato dei rapporti tra Italia e Germania, di lessicografia musicale, di musica strumentale italiana tra Sette e Ottocento, di storia della didattica e dell’interpretazione musicale. Nel 2018 è stato insignito del premio Franco Abbiati della critica musicale italiana, sezione Massimo Mila, per il volume “Mille e una Callas”, curato insieme con Jacopo Pellegrini. Dal gennaio 2024 è presidente dell’ADUIM – Associazione fra Docenti Universitari Italiani di Musica.
Presentazione del volume
Arte che trema. Riscoperta e valorizzazione del patrimonio culturale dopo il terremoto in Irpinia del 1980
a cura di Antonello Ricco, Roma, De Luca Edizioni d’Arte, 2023.
Martedì 23 gennaio 2023 h 10.30, Sala Conferenze DISPAC
Introducono Luca Cerchiai, Direttore del Dipartimento DISPAC, e Stefania Zuliani, Coordinatrice del Dottorato MeM
Ne discutono con il curatore e con Adriano Amendola, responsabile del progetto Arte che trema, Anita Florio – Regione Campania, Cristiano Giometti – Università di Firenze, Antonella Trotta – Università di Salerno
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Riflettere sugli esiti dei terremoti sul patrimonio culturale italiano è lo scopo del volume che, prendendo spunto dall’evento sismico in Irpinia del 1980, sviluppa con ampio raggio tematico e cronologico il tema della ricostruzione, del recupero e delle scoperte che seguono alla primaria operazione di messa in tutela del territorio e di salvaguardia delle persone coinvolte. Il bene culturale diventa così luogo della memoria, diversamente esperito da chi lo vive e da chi lo scopre in seguito a un evento traumatico. Ritesserne la storia significa recuperare la forza emotiva che ci lega ai nostri territori, attribuendo loro un significato profondo che consente alle opere d’arte di riconnettersi ai contesti come elementi significanti dell’esperienza individuale e collettiva dell’uomo.
2024 – 1924 La rivoluzione surrealista, encore. Nuovi sguardi su un secolo di Surrealismo.
“Minotaure” e la Grecia del Surrealismo
Martedì 23 gennaio 2024 ore 15.00, Sala Conferenze DISPAC
Mauro Menichetti, Università di Salerno
Introduce Stefania Zuliani
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Il mito del Minotauro ha goduto di un particolare successo nel mondo antico già a partire dall’età arcaica per poi approdare nel mondo romano anche come rappresentazione nei mosaici delle case e delle ville romane. Il mito ha avuto notevole diffusione anche perché si può espandere e rielaborare in più direzioni: il coinvolgimento di Atene nell’impresa di Teseo, l’aspetto iniziatico di giovani che devono superare una prova simile alla morte, l’intervento di un artigiano quale Dedalo, il significato ampiamente dibattuto di una particolare architettura – il Labirinto – che ospita una originale creatura mostruosa quale il Minotauro. Le sorprese del mito continuano con l’abbandono di Arianna da parte di Teseo durante il viaggio di ritorno da Creta.
Il Minotauro che approda nel variegato mondo delle avanguardie artistiche contemporanee rientra in quella ricerca di modelli alternativi a ciò che è ritenuto “classico” e che coinvolge, ad esempio, l’interesse per le arti primitive, l’arte etrusca, l’arte preclassica e orizzonti alternativi come nel caso di Gauguin. Il Minotauro, pur facendo parte del mondo classico, diviene il simbolo di quella parte del mondo classico che una certa filologia e una certa ricerca filosofica stavano mettendo in luce, vale a dire l’aspetto irrazionale, dionisiaco, impuro e ibrido come la forma del Minotauro.
“Minotaure” è una testimonianza particolarmente chiara e incisiva di questa tendenza per cui il Minotauro – presente iconograficamente in gran parte delle copertine della Rivista pubblicata fra il 1933 e il 1939 – accompagna l’idea di un’arte che deve liberare e portare alla ribalta forze e energie finora represse o ritenute non opportune nel campo della rappresentazione artistica.
“Minotaure” è la “revue à tête de bête”.
In occasione della pubblicazione del volume Storia della recitazione teatrale (Marsilio, 2023)
La recitazione teatrale.
Mercoledì 24 gennaio 2024, ore 15,00, Sala Conferenze Dispac
Claudio Vicentini (Università degli studi di Napoli “L’Orientale”)
Ne discutono con l’autore Aurora Egidio, Isabella Innamorati, Annamaria Sapienza.
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A partire dalla recente pubblicazione sulla Storia della recitazione teatrale (Marsilio, 2023), Claudio Vicentini, professore emerito di Storia del Teatro e dello Spettacolo dell’Università di Napoli “L’Orientale”, offre una prospettiva aperta sulla straordinaria civiltà della recitazione sviluppata nei paesi d’Oriente e d’Occidente dall’antichità alla scena digitale. In forma di tavola rotonda, l’autore discute sulle grandi figure della recitazione drammatica, i leggendari attori del teatro greco e romano, dell’età di Shakespeare e di Molière, del teatro romantico e del teatro contemporaneo, fino alle singolari forme di recitazione che vedono oggi l’attore impegnato a confrontarsi davanti al pubblico con le risorse del mondo digitale, gli effetti della motion capture, la presenza del cyborg sulla scena teatrale. La riflessione si inserisce, altresì, in un contesto più ampio dove emerge l’importanza delle forme di recitazione a torto considerate minori.
I Bronzi di Riace alla prova della storia dell’arte antica
Giovedì 25 gennaio 2024, ore 15, Sala Conferenze DISPAC
Riccardo Di Cesare – Università degli Studi di Foggia
Discussant Mauro Menichetti
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Il cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace, celebrato nel 2022, ha offerto l’occasione per ripensare e rileggere questi capolavori originali della Grecia classica e per ripercorrere i diversi approcci che sono stati e sono adottati per comprenderli: iconografico, storico-stilistico, filologico, attribuzionistico, tecnologico-produttivo, archeometrico, sperimentale. Al di là dei problemi ancora aperti, i Bronzi di Riace sono indissolubilmente legati al complesso itinerario di ricerca che li accompagna, formando un capitolo ancora aperto di storia dell’archeologia classica e delle metodologie di indagine della disciplina. Contestualizzati nell’arte del loro tempo, interpretati nel funzionamento dei codici visivi della Grecia del V secolo a.C., essi hanno molto da insegnare al nostro modo di vedere e comprendere l’arte antica e renderla attuale agli occhi della modernità.